AUGURI! Una CHO contempla il volo degli uccelli

AUGURI! Una CHO contempla il volo degli uccelli

01/01/2020

Aggiornamenti

 

CURA E INVECCHIAMENTO TREND DI UN FUTURO

SEMPRE PIù PRESENTE

Mai come quest'anno penso che "auguri" sia la parola giusta per iniziare. Perché deriva da "augurium" e a sua volta da "augere" che vuol dire in sostanza due cose: CRESCERE e CONTEMPLARE IL VOLO DEGLI UCCELLI.

E perché tra solo 11 giorni sarò sotto esame per l'ambita certificazione a Chief Happiness Officer. Quindi gli auguri sono più che desiderati e auspicati. È una sfida di crescita, spinta dalla volontà di ridisegnare la mia professionalità, la nostra organizzazione e di confermare quanto LA CURA sia uno dei nostri valori fondanti. Immersa negli scritti e nei libri ho riscoperto una grande passione per lo studio nella sua accezione di profondo legame tra realtà e pensiero, tra teoria e prassi. Uno sguardo aumentato su quanto sia essenziale l'umanizzazione delle organizzazioni e della società nelle sue diverse manifestazioni.

Nell'antica Roma e fra gli Etruschi esisteva un tipo di sacerdote il cui compito era interpretare la volontà degli dèi appunto dal volo degli uccelli: questi erano gli àuguri. 

CHO GUARDA FUORI, OSSERVA COSA SUCCEDE NELL'AMBIENTE ESTERNO E SI RENDE CONTO DI QUALI FORZE E SCENARI INFLUENZANO ED INFLUENZERANNO L'ORGANIZZAZIONE. Raccoglie dati, informazioni, ricerche e anticipa futuri possibile, certo non affidandosi a divinità. È comunque innegabile che IL VOLO DEGLI UCCELLI è una potente ispirazione, ma un leader positivo non si ferma a questo.

Un ricordo mi sovviene per dare senso al mio qui ed ora e rilanciare al presente prossimo, un ricordo legato al PENSIERO STRATEGICO E ALLA PLANIFICAZIONE FUTURA POSITIVA: il mio primo progetto di sostegno ai caregiver in azienda. Nel 2007 mi spinsi in una visione che guardarono tutti come "troppo avanti": entrare nelle organizzazioni per supportare i lavoratori caregiver e diffondere una cultura della cura. Avevo sperimentato nell'ambito di corso destinati alla prevenzione del burn out dei caregiver professionali, i quali agivano "doppia" cura e mostravano segnali di sovraccarico, assenteismo, alto turno over ed effetto SEDIA ELETTRICA. Calo di produttività, aumento del tasso di morbilità e una costante gestione dei conflitti a tutti i livelli, malcontento e lamentela fluivano come sangue venoso. In tutto questo provate a pensare che questi lavoratori non fabbricavano gomme o mattonelle, neppure programmavano computer, ma curavano, educavano, assistevano bambini, anziani e malati. 

Sottoposi il progetto a formatori, psicologi, a colleghi, restavano ammutoliti oppure rispondevano "Bello, ma non te lo faranno mai fare". Guardavamo lo stesso cielo, ma non gli stessi uccelli volare

Nel 2008 trovai un interlocutore aperto al tema, Maria Grazia Bonazzi, responsabile dell'ufficio progetti del Comune di Sesto Sangiovanni, con la quale già collaboravo. Mi introdusse all'ufficio formazione e lì trovai ascolto ed interesse, da parte di una persona che a sua volta era più avanti dei tempi, Vanda Ferrari. Le risorse umane cominciavano ad avere segnali da parte dei lavoratori e potevamo pensare ad una sperimentazione. Fare formazione in azienda su tema così "intimo" e così coinvolgente. Quale collegamento con il futuro? L'invecchiamento della popolazione, la modificazione sociale della famiglia, l'alta scolarizzazione delle donne, la maternità tardiva e l'inserimento professionale, le evoluzioni scientifiche, mediche e protesiche, la domiciliazione delle cure assistenziali e mediche, la crisi economica in rapporto ai costi delle cure in residenza. Oggi oltre a sperimentare corsi, apriamo sportelli nelle aziende e sperimentiamo forme di crescita e supporto ai caregiver. Siamo in piena innovazione, tutto da costruire...ma siamo nel futuro che avevamo visto! E cerchiamo di farlo vedere ad altri.

Seppur i dati siano a tutt'oggi lampanti, limitata resta la visione dei governi e delle organizza, ma al contempo aumentano il numero dei caregivers e delle problematiche ad esse connessi, ancor più potenti quando questi sono lavoratori ed esponenziali quando si tratta di donne. 

Nelle aule condotte nel 2008 già narravo della "Donna spezzata", così da me definita, il ritratto di una donna tra il 35 e 40 anni, da poco tempo inserita in ambito lavorativo, magari ad alti livelli, la quale tiene nel braccio destro una bambina di 6 mesi e a sinistra porta a braccetto un'anziana di 75 anni.  Una trasformazione della CURA FAMILIARE CHE ORA TOCCA ANCHE L'INVECCHIAMENTO DELLE AZIENDE E LA LORO CAPACITA' DI ACCOGLIERE E TRASFORMARE IL FUTURO SENZA RESPINGERLO: CURA E INVECCHIAMENTO DA rifuggire o OCCASIONE DI CRESCITA? Una sfida per la diversity, soprattutto per LA FELICITA' NELLE ORGANIZZAZIONI che POSSONO INVECCHIARE IN MODO SANO E COMPETENTE NELLA CURA, DI SÉ DELLE PROPRIE PERSONE, A RICADUTA SULLE FAMIGLIE E SULLA COMUNITA'.

TEMI ANCORA TABU', GUARDATI ANCORA CON TIMORE, VISTI SOLO IN UN'OTTICA DI WELFARE, DI SERVIZIO, DI PRODOTTO, MA NON DI CULTURA.

ABBIAMO ANCORA MOLTO FA FARE, DA PENSARE E DA CURARE!

Il FUTURO è ORA.

...corro a studiare! E a crescere.

Un grazie speciale a Daniela Di Ciaccio e a Veru Gennari, miei mentori e grandi amiche in questo straordinario percorso...che è molto di più di una certificazione. È credere negli stessi valori.

Grazie a Maria Grazia Bonazzi e a Vanda Ferrari, straordinarie donne dalla visione lungimirante e dalla temerarietà innegabile.

Grazie DI CUORE Enzo e Carmelo, miei soci, che per primi hanno avuto la visione di quanto la mia idea fosse "vera", un'urgenza sociale CHE HANNO AVUTO IL CORAGGIO di sposare, osando al di là dell'immediato e dell'immaginazione.

Grazie Enzo per aver ispirato questo articolo e per la voglia di guardare insieme quel cielo. 

 

 

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