CURAggio!

CURAggio!

02/04/2021

News

 

IL MOSTRO NELLA PANCIA

scritto da Elisa Barachetti

 

 

 

Sono comparsa in questo mondo quasi quarant'anni fa, con un mostro nella pancia: forte, fortissimo e misterioso.

Dominante e senza nome.

Cresceva insieme a me e col passare del tempo risultava sempre più ingombrante e invasivo. Mi impediva di capire bene le situazioni, distorceva i miei sensi, intaccava le relazioni e mi rendeva goffa e spaventata. Per più di trent'anni il mostro nella pancia mi ha terrorizzata, fatta sentire e risultare effettivamente diversa, inadeguata, incapace, regalandomi una lunga lista di fallimenti scolastici, lavorativi, relazionali e sentimentali.

Nonostante io mi impegnassi fino allo stremo in ogni cosa, il ringhio emesso dal mostro nella pancia era più forte di quello della mia voce, la sua volontà più forte della mia, per tutti e anche per me. Desideravo spesso che tutto finisse, che quel mostro morisse, anche se questo potesse significare morire insieme a lui. In età adulta, per raggiungere una qualità sufficientemente dignitosa di vita, ho più volte provato a cercare aiuti e soluzioni, ma queste erano sempre finalizzate a provare ad ignorare il mostro - cosa per me impossibile - o a cercare cure per una malattia a cui non veniva trovato nome. Anche perchè non c'era nessuna malattia. Gli psicofarmaci sembravano forse una buona soluzione anestetizzante. Arrivata al culmine della sopportazione, ormai incapace di trovare un posto nel mondo per me e il mio mostro, ma comunque continuando a cercare risposte ovunque per la disperazione di poter capire, ecco che arrivò l'illuminazione:

"Quello che hai si chiama Sindrome di Asperger: non è un mostro. Neanche una malattia. E' una neurodiversità. Una parte di te, da sempre. Sei tu."

Ero sbalordita. Ma se non è un mostro, non è una malattia... ma perchè fa così male?

Fa male perchè, o finchè, non gli si lascia spazio. Perchè ci si combatte invece di accoglierlo come una parte fondamentale e imprescindibile della persona. Fa male come qualsiasi parte di noi che non venga riconosciuta, accolta, amata. Quello fu il giorno della mia vera nascita, più di trent'anni dopo la mia comparsa al mondo. Dopo aver vissuto come sbagliata, inadatta, inutile, spaventata, incompresa...rinascevo semplicemente neurodivergente. Cominciai a studiare: il funzionamento del mio cervello e anche di quello dei cosiddetti "neurotipici", gli strumenti di compensazione e di decompressione, le stereotipie e le unicità dell'essere umano. Applicando allo studio metodi nuovi, che mi sono inventata ascoltando i miei bisogni, sono passata dall'immane fatica di apprendere alla capacità di assimilare e memorizzare informazioni in tempi rapidissimi. Da quel momento il mio percorso di studi è stato intenso e ampio, non si è limitato alle dinamiche neurotipiche e atipiche, ma è passato anche per l'antropologia, la cibernetica, l'epistemologia sistemica. Mi sono inoltre appassionata agli studi sui numeri della scuola pitagorica, alle ricerche sull'alimentazione, alle neuroscienze ...Oggi sono una professionista della relazione di aiuto: artiterapeuta, counselor e formatrice. Ottengo nel mio lavoro grandi risultati in tempi brevi e questo non nonostante la mia neurodiversità, ma proprio grazie ad essa.

Vivo ogni giorno una fantastica "avventura delle differenze", usando il mio esserediversa per cercare di seminare il diritto alla diversità - che poi è unicità - el'abbattimento degli stereotipi e dei pregiudizi.Non ho più paura del mondo, pur continuando a non capirlo granchè. Non ho più paura di essere ciò che sono e di non riuscire a risultare "normale": anche perchè ad oggi, un significato accettabile della parola normale io non l'ho trovato da nessuna parte. Non ho più paura del mostro nella pancia: siamo scesi a patti, gli lascio quanto più spazio possibile, anche se questo significa apparire spesso bizzarra, essere fraintesa, non saper mentire, cercare di destreggiarmi in una quotidianità che mi vede aliena. Ma io non ho più paura. Perchè oggi sono una persona estremamente felice e amo la vita profondamente, in ogni circostanza.

Cercavo il mio posto, ho trovato il mio scopo. 

___________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Con tutto il curaggio del quale è capace oggi Elisa decide di manifestare a tutta Curopoli la sua neurodiversità. E' un grandissimo onore. E' la sua prima tappa, la costruzione di una consapevolezza pubblica che trova la sua profonda radice di una consapevolezza privata ben nutrita e matura. Tempo per staccare uno dei suoi meravigliosi frutti da un albero che che è stato capace di fiorire malgrado l'ambiente tutt'altro che facilitante, ha raccolto i singoli raggi di sole, valorizzati appieno e li ha appesi in un cielo sotto il quale di far fiorire l'inclusione. Anche di se stessa.

____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

CURAggio, storie di ordinario careving

rubrica curata da Cristina Cortesi

Attendiamo a braccia aperte la tua storia di CURAggio!

Scrivimi a cortesi@socialunit.it

 

Contattaci se sei interessato ad ottenere maggiori informazioni

Invia